Dei Cas (Terre di mezzo): il cammino? Incontro e trasformazione
Per Caltalks intervistiamo Luca Dei Cas, responsabile del settore Percorsi di Terre di mezzo e tra i curatori dei contenuti dedicati ai cammini e al turismo lento all’interno di Fa’ la cosa giusta!, la fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili che torna a Fiera Milano Rho dal 13 al 15 marzo. All’interno della manifestazione trova spazio la Fiera dei Grandi Cammini, punto di riferimento per chi sceglie il viaggio a piedi o in bicicletta come esperienza di scoperta personale e valorizzazione dei territori. Con Luca approfondiamo il significato del turismo lento oggi e il ruolo crescente dei cammini nel modo contemporaneo di viaggiare.
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Il turismo lento sta vivendo una fase di grande crescita. Cosa spinge oggi sempre più persone a scegliere cammini, viaggi a piedi o in bicicletta, invece delle forme di turismo più tradizionali?
È senz'altro vero che il turismo lento sta vivendo una fase di grande crescita. Una crescita che nasce da lontano, ormai almeno da dieci anni, sicuramente da quando il Ministero della Cultura guidato da Dario Franceschini promosse l’anno nazionale del turismo lento e a seguire l’anno nazionale dei borghi. È una fase che sta continuando e ancora oggi non vediamo un livellamento di questa crescita. Le persone si avvicinano ai cammini per stare nella natura, per il benessere fisico e mentale, per fare nuove esperienze e per un interesse culturale verso borghi, paesaggi e territori che non hanno mai visto prima; resta anche una quota del 26% che si muove per motivi religiosi o spirituali.
Cosa cercano davvero, a tuo modo di vedere, le persone da queste esperienze?
Forse quello che le persone cercano con un’esperienza come quella del cammino è il tentativo di vivere un’avventura, in un’epoca in cui è tutto prenotato e costruito. Il cammino è ancora un’avventura possibile quasi per tutti e spesso ciò che si ricorda di più non sono i chilometri percorsi, ma gli imprevisti e le piccole difficoltà che rendono l’esperienza vera e reale.
Fa’ la cosa giusta! ospita da anni la Fiera dei Grandi Cammini, diventata un punto di riferimento per questo mondo. Che ruolo ha avuto la fiera nello sviluppo e nella diffusione della cultura del camminare in Italia?
La Fiera dei Grandi Cammini negli ultimi anni è diventata davvero una sorta di fiera nella fiera all’interno di Fa’ la cosa giusta!. Il tema del turismo responsabile e del viaggio lento a piedi o in bicicletta fa parte della manifestazione fin dalla prima edizione del 2004, ma negli anni è cresciuto sempre di più. Nell’edizione 2026 occupa circa 3.000 metri quadri, quasi un intero padiglione espositivo, con 170 realtà coinvolte tra regioni, associazioni, istituzioni, parchi e tour operator. Così è diventata un punto di riferimento per il mondo dei cammini in Italia e ha avuto il merito di intercettare questo tema quando ancora era agli albori, offrendo uno spazio di incontro e di confronto tra chi lavora nel settore.
Potresti descrivere meglio l’evoluzione della situazione?
Nel tempo il mondo dei cammini è passato da una dimensione prevalentemente volontaria a una realtà sempre più strutturata e anche generativa dal punto di vista economico per i territori. Diciamo che, appunto, in questo momento siamo ancora in una fase pionieristica. Da un certo punto di vista. Il numero dei cammini sta crescendo e si sta consolidando. Sarà interessante e anche bello vedere l'evoluzione non solo della fiera, ma anche dei soggetti e delle tematiche che poi si incontreranno via via nei prossimi anni.
Sappiamo bene che il Cammino di Santiago resta uno degli itinerari più iconici al mondo. Perché continua ad attrarre ogni anno migliaia di persone e cosa rappresenta oggi per chi decide di intraprenderlo?
Perché si continua a camminare verso Santiago è una di quelle domande da un milione di dollari a cui è difficile dare una risposta univoca. Entrano in gioco molte motivazioni: la voglia di vivere un’avventura, stare a contatto con la natura, il benessere fisico, la scoperta di nuovi territori. Ha sicuramente aiutato anche la costruzione del mito di Santiago, alimentato da trent’anni di racconti, libri, film e narrazioni che continuano a generare questo sogno del cammino. Ci sono poi motivazioni più pratiche. Il Cammino Francese è relativamente facile, con molti servizi, ostelli accessibili e una rete organizzata che permette a tanti di sperimentare questa esperienza; nel 2025 si è superato il mezzo milione di camminatori arrivati a Santiago de Compostela. Per tutti il cammino rappresenta una ricerca: spesso si parte dopo un momento difficile della vita o semplicemente per cercare qualcosa. Quello che è certo è che il cammino, se si ha voglia di ascoltare e di prendersi il tempo, qualche risposta la regala sempre.
Tra i temi sempre più presenti nel turismo lento c’è anche quello dell’accessibilità, con esperienze pensate per persone con disabilità o esigenze particolari. Quanto è importante rendere i cammini davvero inclusivi?
Ora che i cammini iniziano a infrastrutturarsi e vanno oltre la fase iniziale, in cui le priorità erano la messa in sicurezza degli itinerari, la segnaletica e i servizi lungo i percorsi, uno degli elementi che sta prendendo sempre più piede è quello dell’accessibilità. Accessibilità pensata per permettere anche alle persone con disabilità fisiche, motorie, uditive o visive di avvicinarsi a questo tipo di esperienza. Ma il tema è importante anche come battaglia culturale e di civiltà, perché il cammino è un’esperienza trasformativa che dovrebbe essere disponibile per tutti. Bisogna anche ricordare che la disabilità non è solo una condizione dell’altro, ma può diventare una condizione nostra. Rendere un percorso accessibile, ad esempio diminuendo i dislivelli o facilitando alcuni tratti, può aprire quell’itinerario anche a persone anziane o a famiglie con bambini.
Molti dei progetti raccontati in fiera, dai grandi cammini italiani alle esperienze educative come Strade Maestre, mostrano come il viaggio lento possa diventare anche uno strumento educativo e di crescita personale. In che modo queste esperienze stanno cambiando il rapporto tra viaggio, formazione e comunità?
Il viaggio e la strada sono da sempre strumenti educativi e di crescita personale e il cammino a passo lento amplifica molto questa esperienza. Mettersi in viaggio con uno zaino sulle spalle, da soli o in gruppo, porta spesso a una crescita personale importante, perché ci si confronta con situazioni non abituali della vita quotidiana. Progetti come Strade Maestre, che porta una classe di studenti a camminare per un anno sostituendo l’attività scolastica in aula, mostrano quanto il cammino possa avere un valore educativo straordinario. Bisogna anche dire che non è necessario camminare per un anno per avere questi benefici: anche introdurre alcune tappe di cammino nelle gite scolastiche potrebbe essere un modo diverso per conoscere il territorio e rafforzare il gruppo classe. Il mondo dei cammini sta cambiando la percezione del viaggio lento, oggi praticato da un pubblico molto più vario rispetto al passato. Ed anche per questo i cammini portano benefici importanti ai territori attraversati, perché mettono in contatto comunità locali e persone provenienti da tutto il mondo, arricchendo chi cammina ma anche chi accoglie.
Guardando al futuro, quali sono le principali sfide e opportunità per il turismo responsabile e per il mondo dei cammini nei prossimi anni?
Le principali sfide del mondo del cammino nei prossimi anni sono fondamentalmente tre. La prima è non farsi prendere dalla frenesia dei numeri: il mondo dei cammini sta crescendo molto, ma non deve crescere per forza sempre di più, quanto piuttosto migliorare la qualità dei servizi e delle esperienze a misura di camminatore. Il camminatore spesso ha bisogno di cose semplici. Un posto dove dormire, una doccia, un piatto caldo. Poche cose ma fatte bene, perché sono quelle che cambiano l’esperienza. La seconda sfida è gestire questa fase di crescita senza perdere i nuovi camminatori, offrendo esperienze reali che facciano venire voglia di tornare. Infatti, il cammino non deve diventare solo un prodotto turistico, ma mantenere la dimensione dell’incontro, dell’ospitalità e del rapporto con i territori attraversati. La terza sfida è non perdere la cultura del cammino, fatta anche di gesti semplici, come l’accoglienza e l’incontro tra camminatori, che sono il vero cuore di questa esperienza.
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