Tollis (CIAO Impresa Sociale): la fiducia è uno degli aspetti più importanti, ma più difficili da raggiungere

Andrea Tollis, direttore di CIAO Impresa Sociale

Per Caltalks intervistiamo Andrea Tollis, direttore di CIAO Impresa Sociale, in occasione del progetto “Ricomincio da me”, realizzato a Milano grazie al sostegno dell’8xmille dell’Unione Buddhista Italiana. Il progetto accoglie e sostiene madri detenute con i loro bambini in una Casa Famiglia Protetta e accompagna donne in situazione di fragilità attraverso gli Alloggi per l’autonomia. Con lui approfondiamo il valore di un modello che tutela il legame madre-bambino, sostiene il reinserimento sociale e offre percorsi psicologici, educativi e terapeutici a famiglie segnate da storie complesse di marginalità (maggiori informazioni sul progetto qui).

Caltalks raccoglie e condivide con i lettori i punti di vista di personalità, innovatori, decision maker e opinion leader per comprendere i temi e le scelte che stanno cambiando il mondo. Il format punta a offrire analisi e raccogliere idee inerenti ai fatti e ai trend che stanno modificando la società dal punto di vista economico, sociale, ambientale, tecnologico, politico e istituzionale.

Qual è il bisogno principale a cui risponde il progetto “Ricomincio da me” e perché, a vostro avviso, è così importante offrire un’alternativa al carcere per le madri detenute con figli piccoli?
Il progetto “Ricomincio da me” risponde a ciò che è già inscritto nel titolo: ricominciare da sé, insieme agli altri, in un’ottica progettuale. Perché la fase di reinserimento sociale, di riprogettazione e socializzazione - che non è più in carcere ma all'interno di una Casa Famiglia Protetta dove prosegue l'esecuzione penale - è molto impegnativa. Per questo sono indispensabili dei professionisti che sostengono la persona nella ricostruzione della propria identità e della propria immagine proiettata nel futuro.

La Casa Famiglia Protetta consente ai bambini di mantenere un legame costante con la madre in un contesto più adeguato alla crescita. Che impatto ha questo ambiente sullo sviluppo psicofisico dei minori?
Nella Casa Famiglia Protetta le madri e i figli possono sperimentare una vita insieme - come già facevano in carcere - ma in un contesto nuovo, che non è penitenziario, dove non ci sono persone che hanno un ruolo di agenti di polizia, non c'è un controllo, non ci sono le porte sbarrate e le madri possono entrare e uscire perché hanno le chiavi. È di fatto una casa, per quanto controllata. Per il bambino significa stare in una condizione meno costrittiva, in condivisione con altre mamme e altri bambini e soprattutto con una madre che ha la percezione di non essere supercontrollata e che può ogni giorno portarlo a scuola e andare a riprenderlo come fanno tutte le madri, esercitando così il proprio diritto di madre nella fase di accudimento e di accompagnamento proprio nelle cose quotidiane che sono semplici, ma molto importanti.

Il progetto mette al centro la diade madre - bambino. Quali fragilità emergono più spesso in queste storie e in che modo lavorate per ricostruire fiducia, relazione e funzione genitoriale?
Al centro del progetto c'è la madre con il figlio o la figlia che, chiaramente, sono il cuore della nostra attività e intorno alla quale ruotano tutte le nostre risorse che, in sinergia, contribuiscono a tentare di migliorare il più possibile le prospettive future della “diade” all'interno di fragilità che possono venirsi a creare in questo contesto e che possono essere di varia natura: dalla convivenza con altre persone alla difficoltà di costruire un rapporto di fiducia che è uno degli aspetti più importanti ma più difficili da raggiungere.

Accanto alla Casa Famiglia Protetta ci sono anche gli Alloggi per l’autonomia. Che ruolo hanno nel percorso di reinserimento sociale, abitativo e lavorativo delle donne accolte?
Gli Alloggi per l’autonomia portano madre e bambini in un contesto ancora più “esterno”: un passo in più verso un percorso di indipendenza con la possibilità, ad esempio, di lavorare e comunque di poter gestire la propria esistenza con il figlio e la figlia in modo sempre più personalizzato e autonomo, pur in presenza di controlli e di un accompagnamento educativo. Questo va a sottolineare la delicatezza, la complessità e la gradualità del percorso di ricostruzione della propria vita all'interno di un tessuto sociale nuovo.

Il progetto prevede sostegno psicologico, valutazioni neuropsicologiche, laboratori e anche un modulo di Pet Therapy. Qual è il valore di un approccio multidisciplinare in situazioni così delicate?
Il progetto prevede la presenza di un'area psicologica e di psicoterapia, unita anche a test diagnostici, che costituisce la parte più delicata per inquadrare quali sono le fragilità, le problematiche e le risorse delle persone che vengono accolte. Inoltre, si aggiungono progetti come la Pet Therapy che, sia pure in una chiave diversa, va a toccare corde sensibili ed emotive che riguardano l'affettività nel suo insieme. Questo indica l'aspetto poliedrico e multidisciplinare di questo progetto, che non può pensare di muoversi su un solo binario ma deve cogliere molteplici aspetti e la delicatezza delle situazioni, quali l'assenza del padre che è una costante per questi bambini e la conseguente difficoltà della madre a operare in solitudine.

“Ricomincio da me” è sostenuto dall’8xmille dell’Unione Buddhista Italiana. Quanto è importante questa collaborazione e in che modo il sostegno dell’UBI contribuisce a rendere possibile un progetto centrato sulla cura, sulla dignità e sul reinserimento?
Il sostegno dell’8xmille dell’Unione Buddhista Italiana è un dato molto importante perché fin dalle sue origini la Casa Famiglia Protetta ha dovuto affidarsi - spesso con ottimi risultati - a fondazioni e realtà esterne che hanno sostenuto l'attività. Oggi la situazione è tornata a essere di grande difficoltà perché, dopo un arco di tempo determinato in cui c'era un finanziamento pubblico, ci troviamo a non aver alcun tipo di sostegno per l'accoglienza di donne con bambini in uscita dal carcere. Quindi va ancora più sottolineata l'importanza e il livello d'incidenza del sostegno di contributi economici, come quello dell’Unione Buddhista Italiana, per poter realizzare progetti di senso con queste mamme e questi bambini.

Servizio a cura di Stefano Calicchio (C) riproduzione riservata

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