Cazzaniga (AMA): Le parole sono azioni, possono costruire salute, possono alimentare il disagio


Per Caltalks intervistiamo Enrico Cazzaniga, psicologo psicoterapeuta e direttore scientifico di AMA Associazione Auto Mutuo Aiuto Milano Monza Brianza OdV, in occasione della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio. L’associazione ha organizzato il 10 settembre a Milano, alla Casa di Quartiere Garibaldi, un incontro pubblico gratuito per sensibilizzare sul tema, sul contrasto allo stigma sociale e sulla promozione di una cultura dell’ascolto e della prevenzione. Con lui approfondiamo il ruolo dell’Auto Mutuo Aiuto, il valore delle parole quando si parla di sofferenza psichica e l’importanza di costruire reti capaci di sostenere chi vive situazioni di fragilità e chi resta dopo una perdita (info qui https://www.automutuoaiuto.com/).

Caltalks raccoglie e condivide con i lettori i punti di vista di personalità, innovatori, decision maker e opinion leader per comprendere i temi e le scelte che stanno cambiando il mondo. Il format punta a offrire analisi e raccogliere idee inerenti ai fatti e ai trend che stanno modificando la società dal punto di vista economico, sociale, ambientale, tecnologico, politico e istituzionale.

In occasione della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, AMA Associazione Auto Mutuo Aiuto Milano Monza Brianza ha organizzato un incontro pubblico gratuito a Milano. Può spiegarci innanzitutto perché è importante creare occasioni pubbliche di confronto su un tema così delicato?
Perché uno dei fattori più frequenti che possono acuire emozioni che inducono a una ideazione suicidaria è l’isolamento e il silenzio intorno al suicidio. Allo stesso tempo uno degli errori comunicativi altrettanto deleteri, spesso commesso dai mass-media/social-media, è parlarne spettacolarizzando l'evento.

Quali sono, secondo la vostra esperienza, le ragioni per cui la sofferenza psicologica profonda resta spesso nascosta o non riesce a trovare ascolto in tempo?
Capita spesso che chi soffre psicologicamente (oggi un poco meno che in passato, ma ancora troppo poco) non trovi interlocutori validi che ascoltano. Oggi, più di ieri, si punta all'essere visti, bisogno legittimo, ma negli ultimi 20 anni questo bisogno si è esasperato, a fronte di una vaporizzazione dell'ascolto. Il cellulare in particolare ha contribuito e contribuisce paradossalmente ad alimentare questo bisogno. Non è sufficiente "essere visti", ma è fondamentale, poi, "essere ascoltati". Oggi abbiamo una società che vede la superficie, ma non sa ascoltare.

Uno degli obiettivi dell’incontro è di superare lo stigma sociale. Quali parole, atteggiamenti o paure rendono ancora difficile parlare apertamente di disagio psichico, richiesta di aiuto e prevenzione?
Continua a essere collegata la salute mentale con la malattia mentale. Un legame che può diventare micidiale. Si punta alle terapie, alle farmacoterapie, alle psicotecnologie, laddove c’è bisogno di cura. La cura può includere, per esempio, anche i farmaci, ma i farmaci non sono terapie risolutive, ma cure palliative. Bisogna cambiare paradigma. Chi soffre psicologicamente non può affidarsi all’aspettativa magica della terapia unica, ma ha bisogno di cure che possono provenire tanto da figure professionali, quali psichiatri e psicologi, quanto da organizzazioni che si occupano dell'aiuto in questo settore specifico. Affidarsi esclusivamente alla "terapia" significa, paradossalmente, rinforzare lo stigma.

AMA lavora attraverso gruppi di Auto Mutuo Aiuto basati sullo scambio tra pari, sull’ascolto reciproco e sulla condivisione delle esperienze. In che modo questo modello può aiutare chi attraversa momenti di fragilità?
AMA è l'aiuto tra i pari. Questo si declina su tre livelli: 1) Auto Mutuo Aiuto: vado al Gruppo come prima azione di auto aiuto, l'aiuto che rivolgo a me stesso, all'interno di un contesto dove trovo persone con esperienze comuni alla mia, ma con tempi, modalità, soluzioni differenti. C’è chi sta peggio, c’è chi sta meglio 2) Auto Mutuo Ascolto: nell'incontro settimanale di Gruppo cerchiamo di costruire un reciproco ascolto dove ci si confronta sulle storie, sui vissuti, sulle modalità di attraversare le difficoltà e le soluzioni trovate. Chi sta meglio di me è il testimone vivente che "si può fare". 3) Auto Mutua Azione: il fare assieme. L'AMA non è solo ascolto, ma è anche azione! Si fanno piccole cose, ma assieme. Ci si sente al di là dell'incontro di gruppo, ci si ritrova per fare cose non solo per i momenti di crisi, ma anche per momenti belli da condividere.

Durante la serata sono stati proiettati alcuni estratti del film “Svegliami a mezzanotte”, tratto dal libro autobiografico di Fuani Marino. Che valore può avere una testimonianza artistica e personale nel rompere il silenzio e aprire uno spazio di riflessione condivisa?
Quello di testimoniare come si può arrivare all'atto suicidario e, quando è possibile, come si può ricostruire un modo diverso di stare al mondo. Non si torna come prima! Quello che è accaduto prima ti ha portato là. Se hai una seconda possibilità, va costruita comprendendo che senso può avere avuto e quale senso può avere da ora in poi la tua vita. Questo non si costruisce in un’ora, in un giorno, in un mese o un anno, durerà tutta la vita, ma in un’altra direzione.

Lei suggerisce che “la prevenzione comincia dalle parole”. Che cosa significa concretamente e come possiamo imparare a usare parole più responsabili quando incontriamo la sofferenza di un’altra persona?
Le parole sono azioni. Possono costruire salute, possono alimentare il disagio. Parlare è uno dei modi che usiamo per cercare di tradurci. Dobbiamo evitare di tradirci. Non c’è un vocabolario delle buone parole e uno delle cattive parole, ma ci sono modi di parlare che aiutano, altri che isolano. Si dà troppo valore al peso della famiglia. Ne ha, ma hanno altrettanta importanza la scuola, il lavoro, l'amicizia, la rete degli aiuti formali e informali e il grande assente: la comunità. La comunità nella società ipermoderna non esiste più se non come luogo del commercio. Vanno pensate politiche differenti per recuperare un linguaggio comune che ricostruisca reti di comunità che comunicano sicurezza, reciprocità, cura. Tutti siamo coinvolti e ognuno, nel suo "piccolo", può fare grandi cose: informarsi, informare, formarsi, dedicare qualche ora al bene collettivo, al bene dell'Altro che ritorna inevitabilmente a vantaggio anche di chi lo offre.

Guardando al futuro, che cosa manca ancora in Italia per costruire una cultura più efficace della prevenzione, dell’ascolto e della cura della fragilità?
Manca essenzialmente una cultura della cura a chi deve decidere come investire i fondi pubblici. Spesso si sprecano soldi per "distruggere", si spende poco per costruire. Molti servizi utilizzano metodi obsoleti, perché le idee che li sostengono sono obsolete. Le professioni di cura sono mal pagate. Questo ha veramente dell'incredibile! Le cose di cui tutti, a partire da bambini, abbiamo necessità per vivere bene, sono le più trascurate e maltrattate socialmente, salvo trasformare gli "essenziali" in bene commerciale. Se puoi allora compri prestazioni…

Si devono cambiare le idee e le politiche. Non è un caso che frequentemente le innovazioni arrivino da piccole isole di differenza rappresentate da Associazioni di volontariato.

Nello specifico della salute mentale si fa poco per i servizi, ancora meno per la prevenzione e soprattutto per la promozione della salute.

Un esempio? AMA è ancora una iniziativa di nicchia, pochi la conoscono, molti professionisti la ignorano completamente e chi ne ha sentito parlare spesso ne ha un'idea distorta. Qualcuno addirittura cerca di ostacolarla. Dovrebbe essere sostenuta e fatto rientrare nelle agende di qualsiasi amministrazione che abbia a cuore la propria comunità e sia desideroso di fare bene per il bene collettivo.

Servizio a cura di Stefano Calicchio (C) riproduzione riservata


Commenti

Post popolari in questo blog

Armiliato (CODS): le donne scontano le scelte mancate su gender gap e lavoro di cura

Regazzo (Progetto Arca): dare fa bene anche a chi dona, perché cuore e anima vanno nutriti insieme

Scianna (UBI): 40 anni di buddhismo tra memoria, interdipendenza e impegno sociale